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L’innovazione è il fulcro del buon design

03.2020

“L’innovazione è la base per lo sviluppo del design” è la risposta del CEO di Salvatori, Gabriele Salvatori, quando gli si chiede come l’azienda sia passata dalla lavorazione della pietra ad essere un marchio di design internazionale “è nel nostro DNA”. Dopo aver preso le redini dell’azienda di famiglia succedendo al padre qualche decina di anni fa, Gabriele è stato artefice di un’enorme crescita e ritiene che il segreto del suo marchio di successo sia l’innovazione. Sia nello sviluppo di nuove texture, sia nell’esplorazione di pratiche pionieristiche sostenibili, Salvatori è sempre un passo avanti.

“L’innovazione è la base per lo sviluppo del design”

“Quando si parla di innovazione, i consumatori non sanno ancora di cosa potrebbero aver bisogno” afferma Gabriele spiegando il suo processo di innovazione commerciale; “la sfida che si pone all’imprenditore è scoprire le necessità che le persone ancora non sanno di avere e puntare su quelle”.

Negli anni ’90 Gabriele ha introdotto le finiture sulle superfici della pietra naturale, una assoluta novità per il settore, partendo da Bamboo: il mercato ci sarebbe arrivato solo molto tempo dopo. “Presentavamo questi prodotti alle fiere del settore, ma nessuno si mostrava realmente interessato. Poi la tendenza del minimalismo ha iniziato a diffondersi: John Pawson ha progettato il suo primo store sulla Madison Avenue e le persone hanno iniziato a capire che si trovavano di fronte a una nuova era del design. Quello è stato il momento in cui il mercato ha iniziato a interessarsi a ciò che producevamo. Noi eravamo già un passo avanti”.

Gabriele ha interpretato questo successo come un’opportunità per crescere e per connettersi alle persone. “A un certo punto mi sono detto, sai cosa? Mi piacerebbe espandere questa visione in modo che non sia solo io a disegnare i prodotti. Volevo collaborare con persone che non appartenessero al mio settore, perché potessero vedere quello che facevo da un altro punto di vista e fornire spunti interessanti. Ho iniziato a collaborare con architetti come John Pawson, Piero Lissoni e Rodolfo Dordoni, per citarne alcuni. Così ho organizzato una serie di collaborazioni con designer allineati con la mia visione e i miei valori, che condividessero con me il gusto del bello. E l’azienda ha iniziato a crescere.”

Oggi l’innovazione ruota intorno all’implementazione di pratiche sostenibili che Gabriele sostiene e implementa da oltre un decennio all’interno dell’azienda. “Nel 2008 ho iniziato a pensare che producevamo prodotti molto belli, ma anche una terribile quantità di scarti. Abbiamo così iniziato a mettere in atto pratiche più sostenibili nei nostri stabilimenti. Ho iniziato a sviluppare nuovi sistemi per riutilizzare il materiale di scarto nel nostro ciclo produttivo e così è cominciata la produzione di Lithoverde”.

“Abbiamo raggruppato tutti i pezzi rotti provenienti dal processo di produzione, come fosse un quadro di Mondrian”: così Gabriele spiega com’è stato sviluppata la sua innovativa finitura, premiata per il contributo alla sostenibilità. “Non volevamo usare resina epossilica perché dannosa per l’ambiente; dopo varie ricerche abbiamo trovato una resina a base di soia, che funziona alla perfezione. Abbiamo lanciato il prodotto nel 2010 con John Pawson, al Salone del Mobile. Il progetto, House of Stone, si è rivelato essere l’evento decisivo per il nostro marchio e ha attirato l’attenzione del mondo intero su di noi. Oggi essere consapevoli della questione ambientale è di tendenza, ma allora era una novità nel nostro settore”.

È solo negli ultimi dieci anni che la sostenibilità ha catturato l’attenzione dell’industria del design, ma l’attitudine all’innovazione, secondo Gabriele, è ereditaria. “La più grande qualità di mio padre è sempre stata la sua volontà di mettere in discussione ogni cosa, ogni singolo processo, ogni singolo prodotto. L’innovazione è la radice del nostro marchio”.