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Salvatori | Le origini

01.2019

L’amministratore delegato Gabriele Salvatori riflette sulla storia della famiglia Salvatori e il ruolo di suo padre nella costruzione dell’azienda

Le origini dell’azienda Salvatori risalgono a mio nonno. Per molti anni, lui e il suo socio in affari detennero il diritto di disboscare San Rossore, il parco forestale vicino alla città di Pisa, lavorando il legno in una fabbrica delle vicinanze.
In seguito alla guerra l’industria del marmo iniziò a ingranare così decisero di diversificare la loro produzione includendo la pietra. Fondarono così Sacchelli e Salvatori. In questa piccola bottega di sei persone mio padre imparò il mestiere.

Inizialmente l’azienda non era particolarmente proficua e i debiti si accumulavano. Mio nonno e il suo socio decisero di chiuderla, anche se mio padre amava il suo lavoro, così chiese se poteva prenderla lui in gestione. Passo dopo passo, assieme a mia madre, ripagò i debiti della compagnia che trasformò in un proficuo business.

Mi padre era un uomo curioso. E’ sempre andato controcorrente, riuscendo così nella ideazione di nuovi metodi per tagliare la pietra, nuovi procedimenti e trattamenti. All’inizio della sua attività introdusse un nuovo metodo di industrializzazione per uno dei prodotti più facili da produrre: i battiscopa di marmo. All’epoca, tra gli anni 50 e 60, ogni abitazione in Europa era dotata di battiscopa bianchi di marmo di Carrara. Mio padre sviluppò una linea di lavoro in grado di tagliare chilometri di marmo al giorno. In questo modo divenimmo il primo fornitore di battiscopa di marmo al mondo, e anche l’unica compagnia in grado di produrne quantitativi ingenti.

In questa piccola bottega di sei persone mio padre imparò il mestiere

Dopo alcuni anni l’azienda crebbe abbastanza da cimentarsi nella produzione di lastre. Mentre l’industria del marmo si concentrava sulla produzione di grandi pannelli di marmo, mio padre sviluppò una linea di piccole lastre (le marmette) perfettamente tagliate che potevano essere utilizzate come sostitutive alla porcellana. In seguito spostò la sua attenzione sulle piastrelle a mosaico, usando diverse tecniche prese in prestito dalla lavorazione del mosaico di vetro in cui piccole tessere sono incollate industrialmente sopra a un reticolato. In qualche modo ebbero successo.

A questa vittoria seguì negli anni 80 l’invenzione di un processo che riproduceva la superficie stondata dal tempo e dalle intemperie che si vede sul marmo delle chiese e degli antichi palazzi. Proprio come un ciottolo si leviga rotolando lungo il letto del fiume, mio padre sviluppò un macchinario che faceva ruotare la pietra nell’acqua. Un’altra grande innovazione e un grande successo al punto che non sapevamo come stare al passo con gli ordini.

Nel 1989, ricevemmo un premio dall’ICE, l’agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, per essere l’azienda più innovativa nell’industria della pietra. I nostri prodotti sono ancora oggi esposti al Museo della Scienza e della Tecnologia di Los Angeles. All’epoca avevo accumulato molto esperienza grazie alla frequentazione assidua dei laboratori di lavorazione, senza contare ciò che avevo imparato da mio padre. La pietra è notoriamente difficile. Devi sapere esattamente come lavorarla, e mio padre in questo era un esperto. È grazie a questa influenza che ho sviluppato la mia prima finitura negli anni ’90 – il bamboo – che è ancora una delle nostre superfici più vendute.

Mio padre ha sempre riconosciuto il valore del miglioramento continuo e dell’importanza di sviluppare una conoscenza tecnica che vada oltre il marmo. Infatti la maggior parte della nostra linea di produzione è ancora progettata e costruita internamente all’azienda. Nonostante la crescita la nostra filosofia è rimasta la stessa di quando mio padre assunse la direzione dell’azienda oltre quattro decenni fa. L’innovazione è ancora al centro di tutto ciò che facciamo.

Gabriele Salvatori