PIERO LISSONI | IL PENSIERO DIETRO LA FORMA

 

Piero Lissoni rappresenta la quintessenza del designer italiano.
Considerato una delle personalità più influenti nel panorama attuale, Lissoni si inserisce nel filone della tradizione italiana che unisce stile e qualità artigianale stabilito da Gio Ponti, Achille Castiglioni ed Ettore Sottsass, apportando allo stesso tempo uno stile proprio elegante, sofisticato e decisamente internazionale.

Lissoni vanta una carriera iconica e multiforme nell’ambito dell’architettura, dell’arredamento, del disegno grafico e industriale spaziando dal suo lavoro presso lo studio interdisciplinare Lissoni Associati che ha sede a Milano e New York, agli incarichi come direttore artistico per ben sette marchi.

 

 

Come designer, quali sono le qualità che associ alla pietra naturale?

La pietra naturale è un materiale da prendere molto sul serio. Bisogna rispettare la pietra e le persone che la lavorano e la estraggono dalla montagna - a meno che non sia strettamente necessario io non butto mai via nulla.

Ci sono dei designer in particolare che ammiri per come utilizzano la pietra naturale?

Uno dei miei preferiti in assoluto è Mies Van Der Rohe. Lui ha usato la pietra come fosse pittura, rivestendo le pareti di marmo o travertino nel modo più corretto, senza forzarne l’uso in contesti che non fossero adatti.
Come i romani o gli architetti del Rinascimento o come l’architettura neoclassica di Andrea Palladio, Van Der Rohe sapeva tagliare la pietra affinché nulla venisse sprecato.

 

 

Quali sono le circostanze che ti hanno portato a lavorare con Salvatori?

La volontà di lavorare con Salvatori è nata dopo che Gabriele [Salvatori, amministratore delegato] mi ha mostrato Lithoverde, la finitura ottenuta dagli scarti di lavorazione.
Ho pensato che si trattasse di un tipo di creatività particolarmente sofisticata che dimostrava una coscienza ambientale e intellettuale che ci univa in maniera particolare.

Da dove proviene l’idea che ha dato alla luce Colonnata e Dritto, i due lavori scaturiti dalla collaborazione con Salvatori? Come si è sviluppata?

L’idea di Colonnata è il frutto di un ragionamento che voleva cercare di unire tutti i tipi di pietra estratti da diverse cave riflettendo su quanto materiale viene sprecato in questo processo.
Ho progettato la libreria in modo da minimizzare la quantità di scarto e massimizzare la qualità del design.
La produzione prevede tecniche industriali, ma siccome il tipo di pietra che usiamo cambia ogni volta, ogni Colonnata è diversa. Nel 2019 bisogna essere intelligenti per fare i designer. E’ facile parlare dell’importanza di riciclare e dell’uso onesto dei materiali, ma alle volte resta un approccio intellettuale che non si concretizza.
Cerco di essere un bravo designer non focalizzandomi sulle qualità dei materiali, ma sui loro difetti che poi ritrasformo in qualità.

Quando si ha a che fare con la pietra, il desiderio di evitare lo spreco di ciò che si estrae si trasforma in un punto di forza ovvero trovare un utilizzo per la pietra in eccesso, come dimostra la Colonnata o come dimostrano i tavoli Dritto che sono incredibilmente sottili proprio per massimizzare la quantità di tavoli che si possono produrre da un’unica pietra.

 

 

In quanto designer cosa può offrirti Salvatori?

E’ come se fossi al parco giochi. E’ raro poter lavorare con una compagnia che vanta un’esperienza secolare, con artigiani della pietra abili come scultori e con una conoscenza intima del materiale, con ingegneri che utilizzano macchinari ad alta tecnologia per riprodurre lavorazioni artigianali.
Tutto questo aumenta di molto la libertà nel mio lavoro. Ma ciò che conta di più per me è poter imparare molto.
Ogni qualvolta una proposta di design non è realizzabile da un punto di vista industriale con la pietra, il team di lavoro Salvatori cerca di risolvere il problema cercando di considerare l’errore come parte positiva del processo di progettazione, un’attitudine che considero molto italiana.